Un pedagogista, ben presente nella letteratura scientifica del nostro tempo, in uno dei suoi saggi afferma: "Nel gioco trova soddisfacimento un’esigenza primaria che è anzitutto di ordine psico-biologico, perché nasce da un istintivo bisogno di evoluzione e di coscienza. Uno fra i caratteri giudicati universalmente positivi nell’uomo è la capacità di giocare con assoluta serietà anche da adulto. Quando l’uomo perde il desiderio e la capacità di giocare, smarrisce quella dimensione emotiva che lo lega allo stupore, alle meraviglie, all’utopia creativa. Uccide per sempre quel bambino magico che continua a vivere dentro di noi fin dall’infanzia, si cristallizza,diventa triste"

Credo che questa sia la risposta migliore che si possa dare ai mille luoghi comuni che via via nei secoli hanno preso forma e dato diverse connotazioni al gioco del lotto. 

Sono pochi coloro che danno il giusto significato alla parola “gioco”, troppi quelli che la rappresentano con le manifestazioni estreme che possono aver luogo nel gioco, come in tutte le altre cose. Coloro che cercano nel lotto o in altre attività ludiche emozione, creatività, aspettative sono indubbiamente i migliori, quelli che hanno saputo conservare un rapporto privilegiato con la natura e l’istintività dell’uomo. Difatti, dalla mente dell'uomo non può sparire completamente, come per magia, l'istinto che dalla nascita l'ha guidato attraverso il gioco alla scoperta delle cose. Una traccia più o meno grande, più o meno gradita rimane sempre.

Il gioco non ha nulla di negativo, così come in una buona bottiglia di vino non c'è nulla di male. E' l'uso che l'uomo fa di queste ed altre cose che è male. E' l'eccesso che è dannoso. E' dall'abuso, dalla mancanza di misura, che vengono i guai. Chi abusa del cibo rischia l'obesità, chi eccede nel bere alcolici diventa alcolizzato. L'eccesso nel gioco porta alla dissolutezza. Chi invece mangia e beve con misura gode dei doni più belli della natura, così come chi, giocando con moderazione, ritrova le tante ed importanti emozioni dell'infanzia, quelle con le quali ha imparato a sperare, a sognare e a gestire la propria vita. Un uomo saggio ed equilibrato gioca solo il superfluo, perché tutto il resto di cui dispone serve per cose più importanti. Purtroppo chi ha il compito di informare, distingue fra pratica equilibrata ed eccessi, ma quando si tratta del gioco sembra che tutti conoscano solo le manifestazioni eccessive e tutto questo non giova certamente alla pratica corretta di qualcosa che rimane comunque alla base della creatività e della conoscenza.

Prof. Sandro Pazzaglia

 

Nel gioco trova soddisfacimento un’esigenza primaria che è anzitutto di ordine psico-biologico