

ARTICOLO PRINCIPALE
Sbaglia chi dice che i numeri non hanno memoria e ogni volta, nelle estrazioni, si riparte praticamente da zero: è come dire che la casistica non esiste”.
Bologna - “Se avesse la fortuna di avere in casa un’opera di Michelangelo, ne sarebbe certamente fiera e credo che la custodirebbe con amore e grande orgoglio”, dissi una volta ad una signora angosciata per i pessimi risultati che il figlio aveva in matematica. E proseguii mentre lei perplessa, annuendo con il capo più volte, mi dava il suo consenso: “Lei ha molto più di un’opera di Michelangelo. Ne ha avuto in dono una molto più grande di quella del maestro di Caprese, che fece grandi Firenze e Roma: ha l’opera di Dio, perché suo figlio è innanzitutto una creatura che Dio le ha affidato, perché ne avesse cura, l’aiutasse a crescere e a realizzare almeno in parte le sue straordinarie potenzialità”.
In quegli anni ancora insegnavo in un liceo statale di Milano. La signora protagonista di questo episodio capitò, come facevano tante, nell’ora di ricevimento parenti e disperata mi disse che suo figlio aveva preso 3 in matematica. La donna, molto triste, manifestò l’intenzione di ritirare il figlio da scuola, perché ascoltando diverse persone si era convinta che chi prende 3 in matematica non è intelligente e non è adatto per lo studio. Rimasi perplesso.
Prendere 3 in matematica non significa essere poco intelligenti; anzi la conoscenza di questa disciplina ha poco, pochissimo a che vedere con l’intelligenza. Non è certo in discussione l’utilità di una scienza fondamentale per il sapere e tale da dare un contributo nella vita pratica, nella ricerca e in quasi tutte le discipline. Ma va anche detto che la matematica è un po’ come una lingua: nessuno si sognerebbe di dare del cretino al proprio figlio, perché non parla il cinese.
Per il lotto, è forse opportuno dire che le scienze matematiche, se da una parte hanno dato e continuano a dare tantissimo, dall’altra non hanno in loro la prerogativa della creatività. Con la matematica si può calcolare quanti chicchi di grano produce un ettaro di terreno, il loro volume, il loro peso e tante altre cose, ma senza il contadino che coltiva il campo è impossibile avere un solo chicco di grano.
A chi invece ritiene che la matematica possa essere d’aiuto nel fare i pronostici per il gioco del lotto, ahimè devo dire che ha sbagliato strada. La matematica serve per fare i calcoli, le valutazioni, ma è la fisica che regola il fenomeno estrazionale. E’ grazie allo studio di questa che si possono avere indicazioni che poi, successivamente, la matematica potrà quantificare, catalogare e definire.
Questo banale equivoco di coloro che vogliono attribuire alla matematica un ruolo che non ha, mi ha creato un’infinità di fastidi. Non passa giorno che in qualche emittente pubblica o privata un docente di matematica o chi ritiene di conoscere molto bene la materia lancia i suoi strali: “I numeri non hanno memoria. Ogni volta si riparte da zero e tutti i numeri hanno le stesse probabilità”. All’inizio la superficialità di queste osservazioni mi faceva tenerezza. Poi, quando il tono si è alzato, ho cambiato opinione. Nemmeno la neve ha memoria, eppure tutti gli anni nel mese di dicembre ad Apecchio, il mio piccolo paese natio, nevica. Questa definizione, peraltro nemmeno molto felice, viene usata quando si spiega la matematica combinatoria, onde evitare che i giovani confondano le mille possibilità che la stessa offre con il sapere se e quando quelle combinazioni, ad esempio nel gioco del lotto, avranno pratica attuazione.
La casistica invece ci viene in aiuto per quanto riguarda le estrazioni. E’ vero che si ricomincia sempre da zero, ma è altrettanto vero che ognuna di queste genera un caso e i casi sono finiti e non infiniti e lo studio di questi consente di stabilire con una certa approssimazione il periodo in cui è probabile che un numero esca.
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ARTICOLO BOX
Bologna – Il Professor Sandro Pazzaglia è stato ieri relatore in un meeting che si è tenuto in un albergo cittadino e al quale hanno partecipato appassionati di pronostici e di calcolo, neofiti e operatori del settore giochi e scommesse.
Compresi alcuni titolari di ricevitorie del Lotto che hanno voluto apprendere dal “maestro” i rudimenti di una disciplina che tutti i giorni li mette a contatto con un pubblico (quello dei giocatori del Lotto e del Superenalotto, ad esempio) che ogni volta chiede indicazioni, pronostici, combinazioni vincenti. “I miracoli li fa solo Dio” , ha spiegato il Professor Pazzaglia ma una buona mano ce la può dare la conoscenza di alcuni programmi specifici. E così dicendo l’esperto, ospite fisso di quei programmi televisivi nazionali che si interessano del gioco e delle sue implicazioni sociali, ha sciorinato una serie di indicazioni e di regole che possono facilitare la vita di chi ha deciso di investire, anche solo per passatempo, parte delle sue sostanze nelle puntate.
“Per quel che riguarda coloro che hanno una visione negativa del gioco – ha aggiunto Pazzaglia – credo ci sia poco da dire. Il gioco fa parte di noi stessi. È un’esigenza primaria. Se qualcosa di anomalo si vuol rilevare, il difetto sta solo in coloro che non giocano e non riescono a realizzarsi in nessuna delle mille possibilità che il gioco stesso offre”.